Protezione dei minori e aiuto alle ragazze vittime di abusi in Togo
ENZO B e le Suore Carmelite della Carità Vedruna hanno deciso di collaborare alla realizzazione di attività a favore delle giovani donne vittime di abusi sessuali e di minori in difficoltà.
Attualmente la sede di realizzazione del progetto è la Casa KEKELI, situata a Lomé, la capitale del Togo. Qui le ragazze vittime di abusi sessuali trovano l’accoglienza e l’ospitalità necessarie per superare i traumi subiti e per individuare un percorso personale di uscita, da un punto di vista familiare, scolastico e sociale.
Oltre alla casa di accoglienza, è presente un centro diurno, chiamato Centro KEKELI, nel quale i bambini, spesso lavoratori precoci, possono trovare un spazio per recuparare gli aspetti negati della loro infanzia: i giochi, il riposo, l’ascolto, l’apprendimento, la cultura, la relazione con gli altri. Il Centro KEKELI, situato all’interno del mercato di Hanoukopé a Lomé, mira ad assicurare la protezione e la crescita dei bambini.
Il Centro KEKELI propone uno spazio ricreativo, formativo, di ascolto e di accoglienza per i bambini lavoratori del mercato o del quartiere. Lo scopo è di contribuire alla lotta contro le violenze e lo sfruttamento sessuale dei bambini.
ENZO B e le Suore Carmelite della Carità collaboreranno per:
- la promozione di una cultura favorevole allo sviluppo individuale e culturale delle giovani donne a rischio di prostituzione e di sfruttamento;
- la prevenzione dei casi di tratta e abbandono dei minori.
Le attività
Assicurare l’ospitalità delle ragazze vittime di abusi che si sono rivolte alla *Casa KEKELI, in particolare:
- accoglienza temporanea dei bambini nella casa d’accoglienza: creazione di uno spazio di ascolto, di distensione, di formazione, di informazione e di rianimazione;
- presa in carico alimentare e di abbigliamento dei bambini.
Assicurare la presa in carico sociale, sanitaria, psicologica e giuridica delle ragazze vittime di abusi sessuali accolte alla *Casa KEKELI. In particolare:
- creazione di spazi ludici, di riposo, di calma e di benessere: inserimento di minori all’interno di attività ludiche, teatrali, di danza, di musica, di pittura, d’artigianato, d’espressione corporea, ecc.;
- creazione della cultura dei legami familiari: ricerca di almeno un membro della famiglia che assicuri un suivi dell’evoluzione del bambino durante il suo soggiorno alla casa e di chi inquadra il suo futuro reinserimento;
- presa in carico psicologico del bambino e dei luoghi familiari: terapie personali e familiari
- assistenza sanitaria dei bambini: assistenza e stato di salute all’interno dei Centri di Salute dei quartieri e all’Ospedale Generale, acquisto di medicine;
- assistenza giuridica e medica delle vittime per segnalare e perseguire gli aggressori;
- elaborazione con il bambino di un “progetto di vita” per il suo futuro reinserimento.
Assicurare il rinserimento familiare delle ragazze vittime di abusi. In particolare:
- definizione e attuazione di un “progetto di vita” del bambino;
- rinserimento dei bambini nei luoghi familiari (quando questo si rivela possibile) oppure ricerca di una famiglia di accoglienza;
- appoggio psicologico specializzato al bambino.
Organizzazione dei monitoraggi periodici del rinserimento. In particolare:
- un monitoraggio almeno una volta ogni 15 giorni durante i primi tre mesi del reinserimento;
- una volta al mese per le ragazze in reinserimento da meno di 6 mesi;
- una volta ogni due mesi per quelle in reinserimento da più di 6 mesi.


